Affocolento e l'Agricoltura Biologica

Mi sono avvicinata all'agricoltura biologica quando ero poco più che adolescente.
Mentre cercavo di imparare, ammirata, dalle scelte controcorrente di
mio zio Duccio, agricoltore e rivoluzionario, nel mio piccolo ampliavo gli orizzonti

e cercavo di capirci di più.
Nel 2000 sono diventata Tecnico di A.Biologica e non soddisfatta della troppa teoria
insistevo imparando sul campo di Duccio, tra filari di aromatiche, bulbi di zafferano e
letame di ciuchi. E tanta pazienza.
Ho imparato, in tutta franchezza, che quando da cittadini diciamo che vogliamo fare gli agricoltori,
siamo ben lontani dal sapere quello che significhi. E ho imparato che farlo scegliendo la via meno comoda è davvero una scelta politica.
Non sono una fanatica delle certificazioni. Anzi le odio anche un po'.
Penso che se al mondo ci fossero tanti Duccio, che con la terra ci si sono legati come con una donna,
le procedure burocratiche sarebbero obsolete.
Purtroppo i Duccio sparsi per i campi del pianeta, vengono schiacciati e strozzati dai costi di queste stesse procedure che dovrebbero decretare la loro veridicità. E dalle aziende della grande distribuzione bio di cui non mi fido affatto: l'unica garanzia che ho è che hanno molti soldi per pagare la certificazione.
Ben venga quindi il biologico certificato dalla faccia segnata del contadino intelligente che mi fa vedere come fa quello che fa, che sceglie di rimanere piccolo, che non andrà mai in pensione e
che parla coi ciuchi. Che sa che il loro letame vale più di mille concimi, e il loro lavoro più di mille trattori, e il loro raglio più di cento motori.
Ben venga anche quello piccolo che sceglie di pagare, e di avere un marchio a garanzia sulla propria etichetta, perchè per il momento si sente così. Poi si ribellerà anche lui.
Io mi fido di loro, dei loro segni sulla faccia e della mano che impugna il pennato.
Quindi la scelta, nel mio lavoro, è per il biologico sì, ma soprattutto per l'intelligenza che non c'è senza sensibilità.